Come migliorare la comunicazione dell’UE
la proposta della Reading
In una lettera datata 21 giugno 2010 Viviane Reding, commissario per la giustizia, diritti fondamentali e cittadinanza, nonché vice-presidente della Commissione, comunica al Presidente Barroso gli obiettivi raggiunti finora e quelli per i quali la sua equipe si sta adoperando riguardo al tema della comunicazione dell’esecutivo europeo.
Nella sua lettera pubblicata dal sito euractiv la Reding, nominata responsabile per la comunicazione, elenca le 14 misure con le quali agevolare le operazioni di comunicazione fra il collegio dei commissari e le varie direzioni generali. Tali riforme prevedono l’introduzione di servizi rivolti alla stampa e alla televisione, la creazione di siti web aggiornati in tempo reale, l’invio di sms per informare in modo istantaneo i giornalisti di sviluppi particolarmente importanti, un servizio di monitoraggio di blog e social network, la creazione di un portale unico in cui i cittadini europei potranno trovare un’informazione certificata, un servizio di trascrizione di quanto viene dichiarato nelle conferenze stampa. La novità più importante è stata tuttavia quella che prevede la possibilità per un ristretto numero di giornalisti di accompagnare il Presidente Barroso nei suoi meeting con gli altri leaders mondiali. Benché questa sia una pratica abbastanza comune per i giornalisti in Europa come in America, raramente i cronisti hanno avuto la possibilità di seguire Barroso in qualità di Presidente della Commissione Europea. Ciò che però resta da definire con chiarezza è il criterio in base al quale la Commissione sceglierà i giornalisti per soddisfare il suo bisogno di comunicazione e i costi che questa scelta comporterà. La Reding propone nella sua missiva di sottoporre al Collegio un guida operativa e una decisione finanziaria che mettano in grado la Commissione di valutare i costi di questa nuova misura. Al Presidente saranno assicurarti anche due fotografi permanenti e una troupe televisiva che viaggerà con lui a partire dalla primavera del 2011. In molti ritengono che tali manovre siano state cagionate dall’entrata in vigore del Trattato di Lisbona nel tentativo di rendere più accettabili all’opinione pubblica e ai cittadini alcune novità. Questo non a torto, perché, come già abbiamo sottolineato nell’articolo sulla comunicazione dell’unione europea verso i cittadini, questa appare ancora troppo istituzionale. Troppo incentrata sul suo linguaggio burocratico e amministrativo. E dove anche si cerca di rendere meno artificiosa la modalità espressiva, lo stesso non si riesce ad avvincere il lettore e renderlo partecipe come utente attivo all’interno della dinamica dialettica, poiché le tematiche sono ancora avvertite dalla maggior parte della popolazione europea non caratterizzanti del loro orizzonte sociale. Per porre fine almeno a tale carenza contenutistica ci pare che sia stata intrapresa la giusta strada cercando di introdurre, tra le consuete forme di contatto coi cittadini, attività di relazione diretta, quali possono essere le interazioni personali mezzo cellulare o social network. Ai cittadini tutti, dal canto loro, è richiesto lo sforzo di avvicinarsi con favore propositivo a tali novità, al fine di farle diventare pratiche abituali della loro quotidianità. Solo così, in un lasso di tempo non molto lungo, si riusciranno a scorgere i primi vantaggi delle nuove riforme, con l’avvicinamento della popolazione alle istituzioni e l’ accrescimento del sentimento di appartenenza europea.
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Roberta Picchi
studentessa del corso di Governance ed Istituzioni europee della Facoltà di Scienze della Comunicazione, Università di Roma Tor Vergata
Marta Castellani
studentessa del corso di Governance ed Istituzioni europee della Facoltà di Scienze della Comunicazione, Università di Roma Tor Vergata


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