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Sorge il sole europeo sui Balcani




Bruxelles ha aperto uno spiraglio, ma non mancano fratture

Lo scorso 12 ottobre, il commissario europeo all’allargamento, Stefan Fule, ha presentato una rosea prospettiva di adesione all’Ue degli otto paesi candidati, tra i quali i cinque della regione balcanica: Serbia, Croazia, Montenegro, Albania e Bosnia. Luci ed ombre sugli ex paesi sovietici, molta strada è stata fatta verso il matrimonio comunitario, ma sono ancora moltissime le preoccupazioni di Bruxelles, a partire dall’instabilità delle riforme democratiche e dai mai sopiti contrasti interni tra le diverse comunità.

Nonostante non goda di buona salute, per usare un lapalissiano eufemismo, l’Europa vuole allargarsi. E a chi è rivolto l’allargamento? A diversi paesi che soffrono già di gravi problemi interni. Pertanto le faglie del sistema euro, che già con la crisi economica si sono trasformate in voragini, con un’eventuale ingresso di paesi ancora in fase di costruzione potrebbero portare ad un collasso definitivo del Vecchio Continente. Tra i paesi candidati ad un’adesione Ue, quelli dei Balcani occidentali sono forse i più problematici (gli altri sono la ricca Islanda, la Turchia e la stabile Croazia, che verosimilmente entrerà nei 27 nel gennaio del 2013). i quattro paesi dell’est Europa hanno una prospettiva di adesione all’Unione europea dal giugno del 2000, obiettivo condiviso dal Consiglio europeo di Feira e riconfermato al Consiglio europeo di Salonicco nel giugno 2003. Il Consiglio europeo nel giugno 2005 ha esplicitamente ribadito gli impegni assunti, e da allora al Montenegro, Albania, Bosnia e Serbia è stato riconosciuto lo status di paesi candidati (anche se formalmente gli ultimi tre sono ancora dei candidati potenziali). Lo scorso 12 ottobre, infine, l’Ue ha presentato i progressi di questi paesi in ottica allargamento. Tanta acqua è passata sotto i fiumi, la violenta Jugoslavia di Milosevic è ormai solo un brutto ricordo, così come (in parte) l’annosa faida sul Kosovo. Il commissario per l’allargamento Ue, Stefan Fule, ha evidenziato come l’incontro di metà ottobre ha aperto la strada ad una vera riconciliazione, il tutto comprovato con le firme dei quattro presidenti sulla dichiarazione per il futuro comunitario di questa. Fule ha anche rimarcato che i paesi dei Balcani occidentali hanno realizzato molto in materia di istituzione e di sviluppo di una collaborazione regionale come principio cardine del documento per l’allargamento dell’UE, per il 2011. Il tutto condito dal fatto che i popoli della regione abbiano compreso che siano gli individui, non le nazioni, i responsabili dei crimini commessi (già condannati e incarcerati per conto del Tribunale Penale dell’Aia). Nello specifico la Commissione Ue sostiene che la Serbia “sia candidata all’ingresso nell’Unione europea come riconoscimento per le riforme democratiche e per la cattura dei criminali di guerra latitanti”. La Croazia, come è stato già detto, ha terminato con successo il negoziato di adesione, e diventerà membro e pieno titolo (il 28/mo) dell’Unione europea il primo luglio 2013. ’’Il Montenegro ha lavorato duramente. Abbiamo visto un reale progresso in ambito di riforma giudiziaria, di revisione della legge elettorale, di garanzie di libertà per i media, di lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata’’, ha affermato Fule, nel discorso alla Commissione per gli Affari Esteri del Parlamento europeo di Bruxelles.

Stefan Fule, commissario europeo per l’allargamento

Sempre secondo Fule, ’’le raccomandazioni di oggi per il Montenegro e la Serbia dimostrano che il processo di allargamento sta stimolando le riforme sul terreno e sta contribuendo a creare un’Europa più stabile e prospera’’. Per quanto riguarda la Bosnia e l’Albania, la situazione è più complessa. Il primo paese continua ad esser schiacciato dalla tenaglia politica legata ai contrasti tra le tre comunità etniche che lo compongono (serba, croata e musulmana). In realtà non ha ancora neanche ottenuto lo status di paese candidato, ed è quindi molto lontana da una possibile integrazione europea, in virtù anche del fatto che dall’ottobre del 2010 è ancora senza un governo centrale. Lo stesso vale per l’aquila nera bicipite, che dalle elezioni del giugno 2009 è schiacciata da una violenta crisi politica, sfociata nel gennaio scorso anche in tragedia (3 morti il 21 gennaio durante una manifestazione).

Pertanto per questi due ultimi paesi, i presupposti per un’unione comunitaria sono latitanti, ma più in generale l’impressione che si ha è che l’ottimismo di Bruxelles sia solo di facciata. Molti dei paesi citati, che attendono il lieto fine del matrimonio comunitario, soffrono ad oggi di gravi problemi. E la stessa Europa non naviga in buone acque. Prima la Grecia, poi l’Italia stanno minacciando la stabilità continentale, rendendo quanto meno complicata la possibilità di un allargamento. In poche parole, come può Bruxelles trovare le forze per accogliere nuovi paesi, per giunta fra i più poveri del continente? È indubbio che bisogna sempre guardare avanti e cercare di rinforzare un’Europa che non nasconde le sue debolezze, ma l’obiettivo di allargare l’Ue mostra anche degli aspetti preoccupanti. Come sostiene Claudio Magris, “chi crede nell’Europa sarà contento se si farà ogni tanto un passo avanti e mezzo passo indietro. La democrazia ha il passo della lumaca”.



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11 novembre 2011
00:59
Sorge il sole europeo sui Balcani

due commenti sul cappello iniziale

"rosea prospettiva"?? Ma se la Serbia è sotto scrutinio, Bosnia e Albania sono bloccate, e i negoziati con Montenegro e Macedonia non sono ancora cominciati...

e poi, "ex paesi sovietici"? ma di cosa stiamo parlando?!?

ds Rispondere a questo commento
Fabrizio Manzetti
11 novembre 2011
13:00
Sorge il sole europeo sui Balcani

Caro lettore, non so se ha letto tutto quanto l’articolo, ma da quello che ho scritto viene fuori una critica all’ottimismo "di facciata" dell’Ue. Ma è altrettanto vero che se c’è ancora tantissima strada per vedere i Balcani europei, altrettanta ne è stata fatta per avvicinare questa zona da sempre in forte contrasto con il mondo occidentale (atlantico). Spero di aver evidenziato le contraddizioni che hanno caratterizzato il bilancio di allargamento presentato da Fule, ed inoltre i problemi della Bosnia, Albania e in parte della Serbia e Montenegro sono stati riportati nel pezzo. Per quanto riguarda i paesi ex sovietici, mi riferivo al blocco sovietico di cui hanno fatto parte tutti i paesi citati nel pezzo, in seguito alla firma del patto di Varsavia. Forse sarebbe stato più corretto "ex comunisti", però dopo la II G.M. sono stati tutti satelliti dell’orbita sovietica.



Autori

Fabrizio Manzetti
Laureato in Scienze della Comunicazione, Università di Roma Tor Vergata



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