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Il trattato di Lisbona al suo primo anno di vita (1/3)




Lisbona vs la governance economica

Nella storia dell’Unione Europea, i cambiamenti politici sono sempre stati determinati da rivoluzioni all’interno delle sfere della vita sociale ed economica, prima ancora che in quella amministrativa. Il primo decennio di questo nuovo millennio di cambiamenti in ogni aspetto della realtà ne ha visti molti. Un uso più massiccio delle nuove tecnologie, spazi e mercati aperti ad un maggiore numero di utenti, ma anche le minacce del terrorismo, le crisi finanziarie e i mutamenti climatici, sono solo alcuni delle questioni che hanno dato il via alle discussioni per l’aggiornamento e l’attualizzazione di un apparato normativo in grado di fronteggiare quanto avveniva, e tuttora avviene con sempre più rapida trasformazione, all’interno del territorio europeo. A tutto ciò si cercò di ovviare attraverso la redazione di un Trattato d Riforma dei precedenti trattati, il Trattato di Lisbona, appunto, firmato il 13 dicembre 2007 dai capi dei governi europei. Con questa riforma si è data soluzione alle sollecitazioni di rinnovamento delle istituzioni europee, ineludibili, alla luce anche del nuovo allargamento ai Paesi dell’Europa orientale. Nessuna fase dell’iter di attuazione del nuovo Trattato è passata nei vari Paesi senza far rumore. Polemiche si sono levate nel corso dello svolgimento dei negoziati, sia formali sia informale, discussioni hanno animato la sua redazione, e sempre più accese controversie hanno animato l’iter di approvazione all’interno dei vari Stati membri, in un intervallo che va dalla prima firma della ratifica dell’Ungheria del 2007 all’ultima della Repubblica Ceca del 2009. E gli echi delle proteste non sono scemati neanche a partire dal 1 dicembre 2009 quando il Trattato di Lisbona è entrato ufficialmente in vigore. Anzi, dicerie inverosimili e al limite della fantasia, hanno dato vita a leggende sul contenuto di questo Trattato, il cui significato resta sconosciuto alla maggior parte dell’opinione pubblica, anche a distanza di un anno dalla sua entrata in vigore, ma di cui tutti hanno sentito parlare almeno una volta anche se a volte in termini di predizioni apocalittiche.

Lisbona compie un anno

Questa serie di articoli che verranno pubblicati nei prossimi giorni hanno l’obiettivo di stilare un bilancio, sicuramente incompleto, del trattato di Lisbona ad un anno dalla sua entrata in vigore. Benché sia prematuro riteniamo sicuramente utile capire quali siano state le tendenze prevalenti in quest’anno di vita del trattato rispetto alle aspettative della sua lunga e tormentata vigilia. Siamo sulla giusta strada per conseguire gli obiettivi dichiarati del trattato? Oppure siamo ancora lontani da quella traiettoria tracciata da Lisbona, che ci è stato assicurato, porterà l’Europa a parlare ad una sola voce sulla scena internazionale, ad avere istituzioni più democratiche e rappresentative, a coinvolgere di più i cittadini nel processo di costruzione europea e a creare le condizioni per una crescita economica stabile e coesa? Come detto è sicuramente presto per poter dare giudizi completi sia in considerazione del fatto che le profonde riforme che il trattato ha auspicato necessitano di tempi lunghi per essere metabolizzate, ma sia soprattutto per il contesto socio economico nel quale si è innestata questa riforma. Siamo infatti di fronte ad una delle crisi economiche più dure dal 1929 ad oggi che ha rallentato la già debole crescita economica europea, che ha profondamente modificato le relazioni finanziarie e che ha colpito occupazione e lavoro trascinando alcuni paesi europei come la Grecia e l’Irlanda sull’orlo del baratro.

In questo primo post osserveremo cosa è cambiato in termini di governance economica dell’Unione europea con Lisbona che seppur non rivoluzionando competenze ed istituzioni, come fu il caso di Maastricht, ha sicuramente contribuito a rendere più efficaci molte delle misure salva crisi. Nel seconddo valuteremo come i cambiamenti introdotti dal nuovo trattato hanno modificato le relazioni interistituzionali alla luce delle nuovo ruolo del Consiglio europeo e del suo presidente, la vera sorpresa di questo primo anno di vita del trattato. Il terzo si occuperà dell’azione esterna dell’Unione europea che è sicuramente l’atro tema importante che il trattato di Lisbona ha cercato di affrontare attraverso l’introduzione della nuova figura di Altro Rappresentante per la Politica estera e sicurezza comune, Catherine Ashton. La baronessa insediatasi da poco più di anno al vertice della nuova diplomazia europea ha lavorato duramente nonostante le intrinseche difficoltà della sua - per molti impossibile - missione.

La nuova governance economica

Le novità introdotte dal trattato di Lisbona in termini di governance monetaria ed economica non sono molto rilevanti anche se hanno senza dubbio facilitato la cooperazione fra i paesi europei rispetto alle risposte alla crisi economica . Lisbona ha confermato infatti la competenza esclusiva in materia di politica monetaria della banca centrale lasciando invece la politica economica di fatto in mano ai singoli paesi europei che, si auspica nel trattato, venga coordinata il più possibile a livello europeo. Tra le novità introdotte rientrano invece il riconoscimento formale dell’Eurogruppo come riunione informale dei ministri delle finanze dei paesi che adottano l’euro e la nomina di un presidente stabile in carica per due anni e mezzo, attualmente il lussemburghese Junker. Tra le altre, l’introduzione della Banca Centrale europea fra le istituzioni dell’Unione europea e la formalizzazione dell’Eurosistema. Quest’ultimo è costituito dalle Banche centrali dei paesi che adottano l’euro e la banca centrale europea e che sono quindi responsabili della conduzione della politica monetaria (art. 282 comma 1 TFUE). Il comma 2 dello stesso articolo affida invece il mantenimento della stabilità dei prezzi al sistema europeo di banche centrali (SEBC) costituito dalla Banca Centrale Europea e dalle banche centrali di tutti i paesi membri. Un’altra innovazione di potenziale rilievo è stata introdotta dall’art 138 TFUE in relazione alle posizioni comuni dei paesi euro nel sistema monetario internazionale. Tale meccanismo permette al Consiglio su proposta della Commissione di adottare posizioni comuni su alcune questioni economiche e monetarie di rilevante importanza all’interno di conferenze o istituzioni internazionali.

Se è sicuramente presto per una valutazione definitiva delle innovazioni introdotte da Lisbona è indubbio che il trattato è stata la base giuridica per molte delle risposte europee alla crisi economica. In particolare mentre nell’ottobre del 2008, poco dopo il fallimento di Lemhan and Brothers la risposta europea alla crisi si è limitata ad un timido coordinamento europeo delle misure anticrisi nazionali, dopo l’introduzione del nuovo trattato la risposta alla crisi greca del maggio 2010 è stata molto più efficace.

Efficace e coraggioso è stato infatti l’intervento della Banca centrale europea seguita dal Sistema Europeo di Banche Centrali per acquistare sul mercato i titoli di stato greci riattivando il relativo mercato ed evitando il rischio default del paese che avrebbe trascinato con sé l’intero sistema monetario europeo. Questo nonostante il trattato di Lisbona ponga degli stretti paletti al finanziamento e al salvataggio pubblico da parte delle istituzioni finanziarie, ivi compreso l’acquisto diretto presso gli stati membri di titoli di debito (art. 123 TFUE). La BCE sostenendo che l’acquisto non fosse avvenuto direttamente ma sul mercato e che quindi la manovra debba essere considerata di carattere tecnico, ossia la riattivazione del mercato dei titoli greci, ha dato prova di saper leggere attentamente il trattato. Infatti in caso di gravi crisi economiche il trattato prevede diverse soluzioni. Una di queste è stata utilizzata per l’attivazione del meccanismo di salvataggio creato dall’Unione europea. Nonostante le forti opposizioni tedesche all’idea di un fondo monetario europeo di pronto intervento crisi, formalmente dovute ad una sua incompatibilità con l’attuale trattato di Lisbona, lo scorso maggio 2010 il Consiglio europeo è riuscito nell’intento approvando lo European Stabilization Mechanism (ESM). Seppur infatti l’art 125 TFUE vieti chiaramente un accesso privilegiato da parte degli stati membri alle istituzioni finanziarie il trattato lascia ampi margini di manovra nel caso di gravi crisi economiche riportando il dibattito su un piano meramente politico. Tale meccanismo infatti è compatibile con il trattato e trova le sue basi giuridiche nel nuovo articolo 122 comma 2 del TFUE che permette nel caso in cui uno stato si trovi in gravi difficoltà per circostanze eccezionali fuori dal suo controllo, che il Consiglio possa concedere un’assistenza finanziaria controllata. La cifra messa a disposizione è pari a 60 miliardi di Euro ed è soggetta alle regole previste dal Fondo Monetario Internazionale.

Ancora una volta il trattato pur garantendo la rigorosità nei conti pubblici ha permesso di poter realizzare ciò che in un contesto unico di grave crisi economica era necessario realizzare, passando, per quanto ci riguarda il primo test della crisi.



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franatopos
3 dicembre 2010
21:37
Il trattato di Lisbona al suo primo anno di vita (1/3)

.. mi sembra però un po’ presto (e forse sempre lo sarà) per capire se il test della crisi è superato.. qui la crescita manca da un po’, mi sa che i test saranno parecchi!

ds Rispondere a questo commento
MarcoA
4 dicembre 2010
17:19
Il trattato di Lisbona al suo primo anno di vita (1/3)

concordo..è presto per valutare se il trattato abbia superato la prova della crisi.. ma è sicuramente positivo il fatto che il trattato abbia previsto degli strumenti di intervento in casi di gravi crisi economiche pur mantenendo fermi i paletti e il rigore dei conti pubblici. Poi ovviamente spetta alla sfera politica il quando ed il come utilizzarli.. ma questo è tutto un altro paio di maniche..



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Marco Amici
Marco Amici è assegnista di ricerca presso il Centro per gli studi Economici ed Internazionali (CEIS) dell’Università di Roma Tor Vergata e collabora con il Centro di Eccellenza Jean Monnet della (...)
Marta Castellani
Marta Castellani, laureata con lode in Scienze della Comunicazione, è Editor per Gli Euros e Capo Redattrice dell’EurosBlog Tor Vergata dal 2009. E’, inoltre, impegnata in progetti editoriali (...)

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