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L'UE vuole vederci chiaro sull'importazione di pellicce dal Canada - L’Europa @ torvergata di Euros du Village
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L’UE vuole vederci chiaro sull’importazione di pellicce dal Canada




L’europarlamentare Andrea Zanoni il 7 maggio ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea

La richiesta è quella di una maggiore attenzione da parte dell’Unione europea verso l’import di pellicce dallo stato nordamericano. Sembra infatti che la maggior parte derivino da animali catturati brutalmente, con metodi rudimentali e dolorosi come le tagliole. Zanoni ha tenuto a precisare che "l’utilizzo di tagliole per catturare animali è vietato nell’Unione europea da circa vent’anni". Insomma una questione sulla quale il deputato per l’Italia dei Valori vuole dei chiarimenti.

Le pellicce catturate con metodo ritenuto legale in Canada ma non in Europa, possono essere vendute liberamente all’interno dell’Unione europea? E’ questa la questione a cui Zanoni vuole trovare una risposta chiara che possa definitivamente far luce su una questione abbastanza delicata come quella dell’importazione di questo prodotto dallo stato americano. Uno degli strumenti più utilizzati per la cattura in Canada rimane la tagliola, che come precedentemente detto, è vietata in Europa. Secondo Zanoni bisogna capire se questa può rientrare nei cosiddetti metodi di cattura "non crudeli", con i quali gli animali (che poi malauguratamente daranno la loro pelle) dovrebbero essere catturati. Ma c’è una questione abbastanza curiosa in questa storia: l’Unione europea aveva infatti vietato l’importazione di pellicce ricavate grazie alla cattura degli animali con metodi "crudeli", salvo poi trovare un accordo commerciale proprio con lo stesso Canada nel quale si permetteva l’esportazione a patto che nel frattempo si lavorasse per ottenere metodi meno crudeli per prendere gli animali (ma poi siamo sicuri che questi metodi esistano e non siano solo uno specchietto per le allodole?). Praticamente questo fantomatico accordo prevede di fatto l’utilizzo di metodi brutali quali tagliole e lacci, a patto che si creino nel frattempo altri metodi. Sinceramente la questione non sta in piedi: "Ora, mi pare assurdo considerare accettabile e ’non crudele’ un metodo di cattura quale la tagliola, che fa sì che gli animali catturati vadano incontro a morsi auto-inflitti che possono sfociare in gravi complicazioni, fratture, rotture di tendini o di legamenti, lesioni di vario tipo, compresa la lacerazione della cornea, e amputazioni! Non è evidente che un povero animale catturato in tal modo andrà senz’altro incontro a una lenta, terribile agonia?", ha dichiarato Zanoni.

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Metodi crudeli

Una tagliola, metodo ancora utilizzato in Canada per catturare gli animali

Questa immagine spiega forse meglio di qualunque parola la brutalità dell’utilizzo degli strumenti da parte del Canada per la cattura degli animali. Le specie cacciate sono tante, al contrario di quello che molti potrebbero pensare vedendo pellicce che più o meno sono esteticamente uguali. Il Canada, che è uno dei maggiori produttori di pellicce insieme ai dirimpettai Stati Uniti e alla Russia, sacrifica ogni anno moltissimi animali, primi fra tutti il castoro canadese (tra l’altro ritenuto uno dei simboli del paese), l’ermellino, la volpe rossa e la volpe grigia, il topo muschiato (sì, proprio un topo), l’immancabile visone, il procione, lo scoiattolo, la donnola, la lince ed il cane procione.

Un capitolo a parte meritano le foche, animali letteralmente martoriati dai cacciatori di frodo, che oltre ad ottenerne pellicce ne vendono anche la carne ed il grasso, usato in vari ambiti.

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Foca Grigia

Foca Grigia nel gelo dell’Artico canadese

La particolarità della questione riguarda l’età degli esemplari catturati, che quasi sempre non supera l’anno. Insomma veri e propri cuccioli. Il che fa ancor più raccapricciare la pelle se possibile. Lo stato canadese è diviso tra chi vorrebbe far cessare questa vergognosa pratica e chi, per motivi evidentemente economici, vuole che vada avanti (in questo quadro, è stata posta una simbolica soglia altissima di livello massimo di catture all’anno, 350.000, considerando che la media annuale è di 40.000...). Ryan Cleary, rappresentante del partito neo-democratico ha dichiarato: "Anche la caccia alle balene era parte della nostra storia, per esempio, e poi è arrivato un giorno in cui questa industria si è fermata. Forse adesso è il momento di porre fine alla caccia alle foche? Potrebbe essere". La sue dichiarazioni lasciano trasparire una certa riluttanza, infatti lui si è detto in un certo qual modo favorevole alla caccia, ma si è posto anche l’interrogativo delle pressioni che vengono esercitate dai gruppi animalisti di tutto il mondo. Per un’industria che produce "soltanto" 1 milione di euro, vale la pena attirare tante attenzioni? Il gioco non sembra valere la candela. La speranza di molte, moltissime persone, è che questo massacro possa terminare nel più breve tempo possibile.



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Autori

Manuel Maligno
Iscritto al corso di laurea in Scienze della Comunicazione presso l’Università di Roma Tor Vergata.



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