Il Parlamento UE approva l’imposta sulle transazioni finanziarie
Era nell’aria, da mesi rimbalzava da Berlino a Parigi passando per Roma, ma ora la proposta potrebbe diventare realtà. Il 23 maggio, infatti, il Parlamento UE ha dato il primo via libera alla Tobin Tax, la tassa che prende il nome dal premio Nobel, James Tobin
Con 487 voti favorevoli, 152 contrari e 46 astenuti, Strasburgo ha detto si alla relazione in favore della proposta per l’introduzione della tassa. In sostanza si tratta di un’imposta proporzionale applicata alle transazioni finanziarie eseguite sui mercati. La tassa andrebbe da un valore minimo dello 0,1% a un valore massimo dell’1% delle stesse operazioni effettuate. Un’imposta di tale portata, quindi, permetterebbe (stando agli studi di molti esperti della finanza) di “frenare la speculazione, stabilizzare i mercati e raccogliere nuove risorse utili per obiettivi globali, come quello di limitare le disparità in termini di crescita e di ricchezza tra i paesi”(dal nostro articolo sul blog del 15 gennaio 2012). Ecco perché sta prendendo sempre più piede un’attuazione di tale imposta, soprattutto in virtù dell’aggravarsi della situazione europea. Nella relazione firmata da Anni Podimata, eurodeputata greca del gruppo S&D (socialisti e democratici) è stata modificata la proposta di direttiva presentata dalla Commissione chiedendo ai 27 di adottare la tassa sulle transazioni finanziarie su tutto il territorio comunitario in modo da evitare squilibri al mercato interno. Strasburgo ha chiesto, inoltre, all’UE “di guidare gli sforzi tesi alla conclusione di un accordo a livello mondiale”. In attesa di tale necessaria intesa globale, il Parlamento ha proposto che le aliquote europee siano “abbastanza contenute in modo da minimizzare i rischi di delocalizzazione”. Per quanto riguarda l’entità della tassa (già sopra è stato detto che con un valore dell’1% permetterebbe di bloccare sostanzialmente la speculazione), Strasburgo chiede che “la pressione fiscale sia relativamente maggiore per le operazioni più speculative e più destabilizzanti da un punto di vista finanziario”. Secondo le valutazioni di impatto, la Tobin Tax consentirebbe nuove e sostanziose entrate: la proposta della Commissione apporterebbe circa 57 miliardi di euro l’anno solamente applicando un’imposta dello 0,1% sulle obbligazioni e dello 0,01% sui derivati. Questi 57 miliardi verrebbero utilizzati per “contribuire al risanamento fiscale al fine di stimolare la crescita e la creazione di posti di lavoro”. Inoltre, nella proposta firmata dalla Podimata, sono state indicate politiche specifiche come “l’aiuto allo sviluppo e la lotta al cambiamento climatico”. Algirdas Šemeta, Commissario Europeo per la fiscalità, ha accolto con approvazione la votazione di Strasburgo: “oltre al fatto che la tassa consentirà nuove entrate, è importante sottolineare che non chiederà ulteriori sforzi ai cittadini (che sarebbero in larga misura al riparo da tale imposta),
e gli Stati membri otterrebbero entrate supplementari per espandere il margine di bilancio e compiere investimenti mirati. L’imposta, quindi, potrebbe contribuire a quelle riforme fiscali orientate alla crescita che i governi nazionali sono adesso chiamati a varare. Usarla per ridurre altre tasse che hanno un effetto distorsivo, in primo luogo sull’occupazione, potrebbe aiutare a promuovere l’occupazione ed a incrementare la domanda aggregata, due ingredienti essenziali della crescita. In secondo luogo”, ha poi aggiunto Šemeta, “non si devono sottovalutare gli effetti positivi che una maggiore responsabilizzazione del settore finanziario sortirebbe sulla crescita. In questi anni abbiamo potuto constatare i danni che può arrecare un’attività bancaria puramente improntata alla speculazione: dobbiamo fare in modo che ciò non si ripeta mai più. Gli istituti finanziari devono dunque ripensare le proprie attività, e fare la propria parte nel ricostruire un’economia sana”. Ma come avevamo sottolineato già a gennaio, applicare la Tobin Tax solo in Europa produrrebbe solamente effetti negativi, spingendo i capitali in paesi in cui non vengono tassate le transazioni. È evidente, pertanto, il limite dell’attuazione di tale imposta: dal momento che i mercati internazionali hanno raggiunto una perfetta integrazione ed ogni singolo investitore potrebbe portare tutti i suoi soldi da una piazza all’altra del pianeta, se l’imposta non fosse accolta da tutti gli stati porterebbe inevitabilmente, come è stato detto, a ridurre gli investimenti solo in quelli che l’hanno applicata, con catastrofiche conseguenze per le loro economie. Questa difficoltà, dunque, potrebbe essere un ostacolo insormontabile per Merkel, Hollande e Monti. Loro la crisi vogliono farla pagare anche agli speculatori, bisogna vedere se il resto del mondo è disposto a fare lo stesso.
Autori
Fabrizio Manzetti
Laureato in Scienze della Comunicazione, Università di Roma Tor Vergata
Parole chiave
Dialogo con i cittadini sul Futuro dell’Europa

L’Eurosblog è media partner dell’iniziativa "Dialogo con i cittadini sul Futuro dell’Europa" organizzata dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea. Una serie di dibattiti aperti tra la Commissione europea e i cittadini sui temi dell’occupazione, della protezione dei cittadini e della sostenibilità. L’obiettivo è rispondere insieme alla domanda: “Che Europa vogliamo nel futuro?”. Guarda il video viral e fai la tua domanda su Twitter, utilizzando l’hashtag #EUdeb8. Segui l’evento in streaming su http://webcast.ec.europa.eu/eutv/po...
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di Christian Pellerin, le 6 febbraio 2013
Thank you very much for your insights on environmental policy in Europe and for sharing the views of the European representatives.



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