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Ue: Italia al quarto posto nell’Ue-27 per emissioni di gas serra




La cancelliera tedesca Angela Merkel: “La svolta nella politica energetica che decidemmo un anno fa è pienamente fattibile”

Nella classifica Ue-27 per emissioni di gas serra l’Italia è al quarto posto e, secondo quanto attualmente previsto, entro il 2020 si registrerà un taglio solo dell’1,5%. A confermarlo è stata la Commissione europea nel documento allegato alle raccomandazioni che la stessa Commissione ha rivolto ai Paesi membri. Intanto la Merkel dice addio al nucleare. Dopo aver protratto la chiusura degli impianti radioattivi al 2035 e aver riscontrato per questa scelta numerose critiche, la cancelliera tedesca ha deciso di riproporre il progetto presentato nel 2001, anticipando la chiusura degli impianti nucleari non oltre il 2022.

I dati trasmessi dall’Ispra

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Ispra

Secondo i dati trasmessi dall’Ispra, l’Italia è al quarto posto nell’Ue-27 per le emissioni di gas serra. E’ prevista una riduzione dell’1,5%.

A trasmettere i dati relativi all’emissione di gas serra è stata l’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), la quale ha rilevato un aumento del 2% delle emissioni nocive registratosi dal 2009 al 2010. Secondo quanto stabilito dal Protocollo di Kyoto, l’Italia avrebbe dovuto registrare una diminuzione del 6,5% rispetto al 1990, ma attualmente il tasso si è arrestato al -3,5%. Nonostante la situazione odierna si mostri alquanto preoccupante, non si fa attendere un certo ottimismo per il domani. L’Ispra si è, infatti, mostrata fiduciosa, considerando che ben presto l’Italia potrebbe raggiungere i risultati auspicati proprio grazie alle iniziative che verranno messe in atto per la riduzione delle emissioni nocive. In modo particolare, tra le principali misure che si intendono adottare si menziona l’abbattimento delle emissioni nei Paesi in via di sviluppo e l’attivazione di numerosi progetti finalizzati agli assorbimenti forestali.

La proposta della Royal Society

“Per evitare catastrofi economiche e ambientali una delle misure indispensabili è la stabilizzazione della popolazione mondiale, oltre che una riduzione dei consumi nei Paesi più ricchi. La salute riproduttiva e la pianificazione familiare devono entrare nei programmi politici nazionali e internazionali”. In questo modo i principali esponenti della Royal Society (l’accademia nazionale inglese delle scienze) hanno considerato necessario un controllo delle nascite, constatando che in ogni Paese in via di sviluppo si aggiunge un abitante ogni cinque giorni alla popolazione mondiale. Le misure auspicate dalla Royal Society prevedono una maggiore sensibilizzazione pubblica sull’educazione sessuale, sulla contraccezione e sui rapporti sessuali razionali, evitando in questo modo quelle che sono le sempre più frequenti gravidanze indesiderate.

Il piano del Ministro Clini

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Corrado Clini

Il Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, ha presentato al Cipe un progetto finalizzato alla riduzione delle emissioni inquinanti, concentrandosi su alcuni punti fondamentali.

Il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha presentato al Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) un piano mirato alla riduzione delle emissioni nocive. Tra le misure che verranno adottate sono previste l’istituzione presso il Ministero dell’Ambiente del Catalogo delle tecnologie, dei sistemi e dei prodotti per la decarbonizzazione dell’economia italiana. Verrà, inoltre, promossa l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili rappresentate dalle Smart Cities, ovvero le città intelligenti con minime emissioni. Tra i settori che il piano mira a riformare vi sono quello dei trasporti e dei rifiuti. Nel primo caso, infatti, sarà incentivato il trasporto merci attraverso i mezzi ferroviari, mentre, per quanto riguarda i rifiuti, questi verranno valorizzati in senso energetico. Ancora più importante risulta essere l’introduzione della cosiddetta “carbon tax”, ovvero la tassa sulle emissioni di carbonio, i cui proventi verranno indirizzati al rafforzamento del “Fondo Rotativo del Protocollo di Kyoto”, destinato ad interventi legati all’utilizzo delle fonti rinnovabili e all’efficienza energetica. Il piano proposto da Clini rientra in quello che è definito il “Pacchetto Clima Energia”, con il quale i Paesi membri dell’Ue si impegnano a raggiungere entro il 2020 il 20% di impiego delle fonti rinnovabili e il 20% di risparmio energetico e la riduzione, sempre del 20%, di emissione di gas serra.

La Merkel dice addio al nucleare

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Angela Merkel

Ritornando al progetto presentato lo scorso 2001, la cancelliera tedesca anticipa l’addio definitivo da parte della Germania entro il 2022.

Entro il 2022 è previsto il definitivo abbandono da parte della Germania dell’energia nucleare. “Il lavoro della commissione etica ha dimostrato che il nostro sistema energetico deve essere cambiato e può essere radicalmente cambiato. Vogliamo che l’energia elettrica del futuro sia più sicura e, allo stesso tempo, affidabile ed economica”. Con queste parole la cancelliera tedesca Angela Merkel ha confermato la volontà della Germania di dire definitivamente addio al nucleare. In realtà questo si configura come un grande passo indietro. Infatti, già nel 2001 era stato approvato dal governo di centro sinistra guidato dall’allora cancelliere Gerhard Schroeder il progetto che prevedeva l’abbandono del nucleare entro il 2022. Dopo il disastro di Fukushima, la decisione della Merkel di protrarre l’uso degli impianti radioattivi fino al 2035, ha suscitato una dura reazione da parte dell’opposizione e, in modo particolare, dei Verdi, costando così alla cancelliera tedesca numerose sconfitte elettorali. Proprio l’insoddisfazione e le proteste suscitate dalle sue decisioni, hanno indotto Angela Merkel a proporre uno stravolgimento delle proprie intenzioni, decidendo in questo modo di riprendere tra le mani il progetto che anticipa al 2022 l’abbandono del nucleare. Verranno definitivamente chiusi numerosi impianti portando a 9 su 17 il numero di quelli che resteranno aperti. Nonostante la cancelliera tedesca abbia deciso di accelerare i tempi, non sono mancate le critiche di chi, come Greenpeace, ha, invece, ritenuto necessario prevedere la chiusura degli impianti radioattivi non oltre il 2015.



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Autori

Rossana Quarato
Laureata in Lettere e Filosofia, curriculum Editoria e giornalismo presso l’Università di Bari. Frequenta la laurea specialistica in Scienze della comunicazione, dell’informazione e dell’editoria (...)

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