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Competenza giurisdizionale europea: abolito l’exequatur




Le controversie internazionali non fanno più paura alle PMI europee

L’Unione europea ha adottato alla fine della scorsa settimana un provvedimento importantissimo, di cui nessuno parla perché è un tema poco conosciuto alle cronache, ritenuto tecnicamente di diritto, e perché entrerà in vigore fra due anni, quindi i suoi effetti sono lungi da venire.

È tuttavia interessante riflettervi ora, perché è vero che gli Stati membri pensano adesso solo a se stessi e a come salvarsi dalla crisi, ma l’Europa intanto lavora per ampliare il famoso spazio comune europeo di libertà, sicurezza e giustizia. La buona notizia è che non sono solo parole. Insomma, dopo un processo legislativo durato più di due anni, tante versioni e tante discussioni di cui noi non sapremo mai o non avremo mai voglia di sapere, è stata approvata una riforma del regolamento 44/2001 sulla competenza giurisdizionale in materia civile e commerciale. Questo regolamento nei dieci anni di applicazione ha funzionato molto bene e ha permesso di capire, quando una controversia si svolge tra due parti residenti in due diversi stati dell’Unione europea, di quale giudice è la competenza (anche in tante materie specifiche, come i contratti conclusi dai consumatori, i contratti di assicurazione o quelli di lavoro), e di risolvere (quasi) tutte le beghe che derivano da anomalie che possono capitare nei processi, come la litispendenza (la stessa identica domanda è stata presentata a due giudici diversi), la connessione (la domanda non è proprio identica ma sono molto legate, quindi forse si possono trattarle insieme) e altre di questo genere.

Il regolamento tratta anche del riconoscimento e dell’esecuzione delle sentenze (anzi, più genericamente, delle “decisioni” giudiziali) emesse da uno Stato membro in un altro Stato membro. Ed è qui che la riforma ha operato il più forte cambiamento, dalla grande valenza simbolica. Com’è evidente, il ‘riconoscimento’ di una sentenza è il più delle volte finalizzato alla sua ‘esecuzione’, ovvero, per essere crudi, se qualcuno ti deve una somma di denaro, tu per andare a casa e pignorarli un bene devi aver ottenuto l’’esecutività’ della sentenza.

In Italia le sentenze sono immediatamente esecutive al momento della decisione in primo grado di giudizio, ma per cominciare il vero e proprio processo esecutivo è necessario un timbro dell’ufficiale giudiziario e certe formalità di notifica al povero debitore. All’estero, ogni Stato ha la sua procedura.

Prima, con il regolamento del 2001, cioè anche oggi ma solo ancora per i prossimi due anni, in presenza di una sentenza italiana che accerta un credito verso un cittadino belga, il soggetto deve:

  • capire come funziona l’esecuzione in Belgio, quindi quasi sicuramente assoldare un avvocato belga, che si occupi della domanda, anche perché è necessario ‘eleggere domicilio’ nello Stato in cui si vuole che abbia luogo l’esecuzione. Eleggere domicilio significa indicare lì un indirizzo dove possono spedirti le comunicazioni relative al processo esecutivo;
  • fare domanda all’organo competente belga, ovviamente diverso per tutti i paesi;
  • aspettare che l’organo dia l’ok per procedere all’esecuzione (attesa che, a seconda degli Stati membri, può durare da 1 o 2 ore in Ungheria a 7 mesi in Grecia);
  • pagare le relative tasse processuali per questa operazione, pagare l’eventuale traduzione chiesta dal giudice dell’altro Stato, pagare l’avvocato belga.

Alla fine di tutto questo, probabilmente il rimborso ottenuto dal cittadino belga è lo stesso, o meno, della somma spesa per l’esecuzione del credito in Belgio.

I vantaggi per le PMI

Questo è in piccolo quello che succede a tante piccole e medie imprese europee che, spaventate da possibili controversie transnazionali, non hanno rapporti commerciali negli altri Stati membri ma rimangono chiuse nel loro paese d’origine. Dai sondaggi che la Commissione europea ha condotto prima di scrivere la proposta di riforma, è emerso che il 39% delle piccole e medie imprese europee sarebbe maggiormente incline ad intraprendere transazioni internazionali se questa procedura per l’esecuzione in un altro Stato membro, che in latino si chiama exequatur, fosse abolita. Bene, l’hanno fatto. Hanno abolito l’exequatur. Tra due anni, e saranno due anni di studi delle conseguenze applicative di questo cambiamento, una sentenza ottenuta dovunque in Europa sarà eseguibile da qualsiasi altra parte senza questa procedura intermedia. Certo, sarà appellabile in questo Stato, quindi il debitore potrà difendersi e contestare l’esecuzione con le dovute garanzie. Le dovute garanzie hanno convinto anche l’Inghilterra e l’Irlanda, che su questo tipo di provvedimenti dell’UE hanno una clausola di ‘opt in’ ovvero non sono automaticamente e obbligatoriamente vincolati dal regolamento, come sono gli altri Stati membri, ma possono decidere di parteciparvi. Il mutuo riconoscimento e la mutua fiducia tra gli Stati membri sono gli elementi principali di questo grandissimo passo avanti nella costruzione di uno spazio giuridico europeo unico, dove la nuova necessità, il nuovo traguardo, in seguito al medesimo valore acquistato dai provvedimenti giurisdizionali, è un avvicinamento degli ancora diversissimi sistemi giurisdizionali, nel segno dell’assicurare sempre maggiori garanzie alle parti e le stesse in tutti i Paesi.



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Autori

Valeria Giugliano
Laureanda in giurisprudenza nell’Università di Roma Tre.



Dialogo con i cittadini sul Futuro dell’Europa

L’Eurosblog è media partner dell’iniziativa "Dialogo con i cittadini sul Futuro dell’Europa" organizzata dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea. Una serie di dibattiti aperti tra la Commissione europea e i cittadini sui temi dell’occupazione, della protezione dei cittadini e della sostenibilità. L’obiettivo è rispondere insieme alla domanda: “Che Europa vogliamo nel futuro?”. Guarda il video viral e fai la tua domanda su Twitter, utilizzando l’hashtag #EUdeb8. Segui l’evento in streaming su http://webcast.ec.europa.eu/eutv/po...

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