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Lavoratori europei: soddisfatti al Nord e stressati al Sud




L’Eurobarometro ha evidenziato diversi livelli di soddisfazione lavorativa tra i cittadini dei Paesi membri

Il 24 aprile sono stati pubblicati i dati emersi dall’indagine Eurobarometro sulla qualità del lavoro in Ue. Dalla ricerca è emersa una grande disparità del livello di soddisfazione lavorativa tra i cittadini dei 28 Stati membri: si passa dal 94% dei lavoratori intervistati in Danimarca che si ritengono soddisfatti della qualità del proprio lavoro, al 16% registrato in Grecia, grado più basso di soddisfazione a livello nazionale.

La situazione evidenziata dall’Eurobarometro, dunque, è disomogenea. Infatti, nonostante la maggioranza dei lavoratori europei sia soddisfatta del proprio impiego, esistono notevoli differenze all’interno degli Stati membri: se da una parte vi sono paesi virtuosi, in cui la qualità lavorativa è motivo di soddisfazione per i cittadini, dall’altra persistono realtà difficili, incapaci di donare alla popolazione un panorama lavorativo appagante. Le opinioni divergenti nascono anche da alcuni fattori che influiscono sulla qualità dell’ambito lavorativo: il contesto socio-economico del paese in questione, le politiche sociali adottate, l’attenzione al diritto al lavoro. Si tratta di aspetti che trovano una differente applicazione negli Stati e da ciò dipende la diversa percezione di soddisfazione lavorativa. L’obiettivo dell’indagine condotta è sottolineare la necessità di eliminare tutti gli elementi negativi indicati dalle persone intervistate: lo stress e l’insoddisfazione legati alle lunghe giornate lavorative, ai periodi di riposo insufficienti e alla mancanza di interesse per le mansioni che si svolgono; l’assenza di regimi flessibili, che permettano di conciliare al meglio vita privata e vita lavorativa; la percezione della scarsa attenzione riservata alla sicurezza sul luogo di lavoro dichiarata dalla maggior parte degli intervistati. Un altro disagio emerso dall’indagine riguarda la scarsa cura della salute dei lavoratori: meno di un lavoratore su tre si ritiene soddisfatto delle misure destinate ai dipendenti più anziani o affetti da malattie croniche e il 28% degli intervistati indica tra i principali rischi per la salute sul luogo di lavoro i movimenti ripetitivi e le posizioni faticose.

La conferenza sulle condizioni di lavoro

La Commissione ha preso in considerazione l’analisi delle criticità del mondo lavorativo durante una conferenza tenutasi a Bruxelles lo scorso 28 aprile, in occasione della Giornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro. L’incontro si è concluso con la decisione di intensificare la cooperazione tra L’Unione europea e l’Organizzazione internazionale del lavoro, per elevare qualitativamente l’ambiente lavorativo non solo europeo ma mondiale. Il Commissario europeo per l’occupazione, gli affari sociali e l’inclusione, László Andor, e il Direttore Generale dell’ ILO ( International Labour Organization) , Guy Ryder, hanno infatti compreso l’importanza di intraprendere un percorso comune, al fine di stabilire misure coerenti per la sicurezza e la salute sul posto di lavoro; l’intenzione di procedere in maniera sinergica deriva dalla consapevolezza che buone condizioni di lavoro siano necessarie tanto a livello nazionale ed europeo, quanto a livello internazionale. Il parallelismo tra l’attività dell’Unione europea e quella dell’ILO è indispensabile, inoltre, per realizzare politiche comuni in materia di sicurezza e salute sul lavoro. Vi è, infatti, un interesse condiviso a sostenere le reciproche iniziative per migliorare sicurezza e protezione negli ambienti lavorativi che operano a livello mondiale, come ad esempio nelle grandi catene di fornitura globali; è condivisa l’urgenza di procedere insieme nel settore della prevenzione e della raccolta dati sulle malattie legate al mondo del lavoro. Il Commissario europeo e il Direttore generale dell’OIL sottolineano la necessità di aumentare i controlli degli ispettorati del lavoro, coinvolgendo , in questo modo, le istituzioni nazionali; è necessaria, in questa direzione, una forte opera di sensibilizzazione al problema della sicurezza e della salute sul posto di lavoro e risulta importante, dunque, promuovere la partecipazione attiva degli organi nazionali e dei singoli cittadini. L’attività di promozione e sensibilizzazione è iniziata già per opera dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro , la quale ha lanciato lo scorso 7 aprile la campagna “Healthy Workplaces Manage Stress” per aiutare i datori di lavoro e i rappresentanti dei lavoratori a identificare e gestire i fattori portatori di stress e rischi fisico-psicologici. Tutto ciò nella convinzione che ridurre lo stress sul lavoro contribuisce a creare un ambiente lavorativo sano, in cui i dipendenti possano sentirsi valorizzati e compiere le mansioni con spirito positivo, migliorando, di conseguenza, la produttività aziendale.



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Autori

Giulia Cara
Laurea triennale in DAMS conseguita presso l’Università di Roma Tor Vergata. Attualmente iscritta al corso di laurea specialistica in Scienze dell’informazione, della comunicazione e dell’editoria (...)

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