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Quando le macchine comprendono l’uomo...




UE finanzia il progetto CEEDs per la gestione dei big data

Ogni 60 secondi il mondo genera una quantità di dati pari a 1,7 milioni di miliardi di byte, quantità che potrebbe essere ospitata in "appena" 360.000 DVD. La domanda che allora ci si pone è come il nostro cervello possa coordinare quest’enorme mole di dati (dataset) che vanno di giorno in giorno ad espandersi?

I ricercatori del Collective Experience of Empathic Data Systems stanno mettendo a punto un ingegnoso sistema interattivo che si propone di adattare la presentazione delle informazioni al nostro cervello a seconda delle reazioni del nostro corpo in modo da evitare un elevato sovraccarico per la loro elaborazione.

Basti pensare che i dati sono sparsi ovunque nella nostra vita quotidiana:quando generiamo un nuovo account per un qualsiasi servizio online (email, operazioni online, social network), quando i sensori raccolgono informazioni sul clima , nelle immagini satellitari, nelle foto o nei video digitali, nelle registrazioni di operazioni d’acquisto, nei segnali GPS ecc.

Per consentire al nostro cervello di creare idee sempre più innovative, i ricercatori del progetto CEEDs stanno inserendo i “big data” ovvero una raccolta di dati talmente grande e complessa che necessita di strumenti particolari per poterli analizzare, al fine di modulare la presentazione dei dati in relazione allo stato della persona che si trova a dover gestire e memorizzare quelle informazioni. La strategia prende il nome di Experience Induction Machine (XIM) e sfrutta la realtà virtuale per permettere all’utente di accedere a grandi dataset. Questo ambiente multimodale a immersione si trova nell’Università Pompeu Fabra di Barcellona e contiene all’interno una serie di sensori che si adattano di volta in volta alle reazioni che l’utente ha nell’analizzare i dati. Attraverso i sensori è quindi possibile avere le informazioni e la modalità di presentazione dei dati sempre aggiornati, in quanto essi si modificano ad ogni spostamento degli occhi, dei gesti e della frequenza cardiaca.

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Questo progetto ha l’obiettivo non solo di migliorare la modalità di presentazione dei dati all’utente ma anche di aiutare a raggruppare i contributi degli utenti per fornire loro delle risposte in luoghi come musei, biblioteche, concerti, negozi. I professori per esempio possono monitorare i loro interventi basandosi sull’attenzione degli studenti. La tecnologia CEEDs è già in uso da due anni nella sede commemorativa del Bergen-Belsen Memorial in Germania e si sta trovando un accordo con i musei del Regno Unito, dei Paesi Bassi, degli Stati Uniti per le giornate commemorative della Seconda Guerra Mondiale previste per il 2015.

Il progetto CEEDs è una sfida portata avanti da 16 partner in nove paesi europei (Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Italia, Spagna, Paesi Bassi e Regno Unito). L’Ue ha investito 6,5 milioni di euro per questa iniziativa.

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Nelle parole del Vicepresidente della Commissione europea e Commissaria responsabile per l’Agenda digitale, Neelie Kroes: “I big data non devono spaventarci. Progetti come questo ci consentono di assumere il controllo dei dati in modo da usarli per risolvere i nostri problemi. È ora che i leader abbraccino la rivoluzione dei big data".



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Autori

Vanessa Piacenti
Studentessa del corso di laurea triennale in Scienze della comunicazione, Università si Roma Tor Vergata.

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